Quando finisci le manopole usa le conchiglie

Bene bene vi presento l’ultimo (oddio avrà sei mesi di vita) aggeggio che ho costruito. Oplà la foto.

Qui il video di grande qualità.

E qui solo la registrazione audio, di qualità simile al video.

Praticamente si tratta di alcuni 555 che modulano un 4093 e fa del simpatico casino, abbastanza ingovernabile e imprevedibile a tratti. Il tutto alloggiato nella scatola di un alimentatore pc.

Gadda

Per le vie della città egèmone il nome del pedalatore Guerra elettrizzava le folle. Sonore cornucopie gracchiavano a piena gola, rovesciando sulle stupefatte meningi dei domenicanti il fiotto felice del loro notiziario, la stroscia della loro terminologia, della loro onomàstica: annunciavano e commemoravano scatti e fughe, inseguimenti e riprese, azioni e reazioni, attacchi o contrattacchi, sferrati o respinti dagli idolatrati cosciotti garretti e piedi, dalle formidabili culatte, ossia glutei, per quanto un po’ pelose forse, ma gli idolatri non badano a pelo.
Nei loro cromosòmi in tumulto i discendenti del gagliardo re Belloveso o del prode Viridumaro sentivano agitarsi,enfiarsi, il demone ricettore di quella prosa, bellica e pneumatica a un tempo. Era ancora guerra incruenta: ed era un Guerra pedagno. Quel che ci voleva per i novecentomila fedeli della novecentesca Bellona.  Davanti il caffè Vittorio Emanuele l’accesa irrequietudine lievitò ad una fazione di popolo, la commozione eroica venne conflagrando in un epos: clamore e tempesta di gutturali diatribe fra i partitanti di Guerra o di Binda, di Farabullini o do Martinetti, di Croce o di Sciaccaluga. Quel mareggiare di bipedi corso come da folate di vento: da ventate di una sindrome coréica.

Ghedalia Tazartes – Check-point Charlie

e nulla leggenda vuole che l’autore di quest’album mi rimanesse oscuro per anni. ovvero era lì nel mio archivio, solo che recava scritta checkpoint charlie e basta; per molto tempo pensai che fosse un oscra band tedesca, poi canadese, poi non so. Infine incontrai le opere di Ghedalia Tazartes e subito mi fu chiaro che mi sbagliavo. L’impronta era la sua, la voce inconfondibile.

Ora ubuweb lo ripropone e tanti auguri. Comunque un ascolto è consigliatissimo, sarà il gusto dell’ignoto per me rimane sempre impresso e uno dei miei preferiti per molto tempo.

1 – Traces de coups

Maryanne Amacher

Scopro stasera che l’altra settimana se n’è andata la compositrice Maryanne Amacher.

Mi spiace perchè da quel poco che ho ascoltato di suo era molto interessante, e mi rimarrà la curiosità di immaginare le sue istallazioni sonore che non ho potuto e non potrò sentire.

Per chi vuole approfondire lascio qualche link:

Breve biografia scritta dalla stessa Amacher;
intervista su the wire (marzo 99);
Amacher Archive Project (mooolto interessante);

altri articoli 1 2

 

Aggiornamento del 28 dicembre 09

Ecco un bel ritratto della Amacher scritto da Alvin Curran per il New York Times

http://opinionator.blogs.nytimes.com/2009/12/27/in-memory-of-maryanne-amacher/?emc=eta1

Krautrock: The Rebirth of Germany (2009)

Documetario passato sulla bbc

http://www.bbc.co.uk/programmes/b00nf10k

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"i  did not understand  why they had to play  hendrix during the street
riots…"faust"  or "Ton Stein and Scherben" or "Kranemann" would have
been more appropriate"

 

Love